Chiunque oggi si interessi di tarocchi, anche solo per curiosità, si sarà chiesto almeno una volta: ma com’è possibile che un gioco di carte si sia trasformato in uno strumento per prevedere il futuro?

Per rispondere, bisogna fare un piccolo viaggio nel tempo e immergersi nella storia della cartomanzia, partendo da un momento in apparenza banale ma che, nel XVIII secolo, ha fatto la differenza.

Storia della cartomanzia: tutto iniziò con una visita in un salotto parigino

Siamo nel 1770. Antoine Court de Gébelin, pastore svizzero con legami stretti con gli enciclopedisti – quei pensatori come Voltaire, Diderot, Montesquieu e Rousseau che stavano riscrivendo la cultura europea – entra nel salotto di Anne-Catherine di Ligniville, moglie del filosofo Helvétius.

In quel momento, la padrona di casa è intenta a giocare con un mazzo di tarocchi.

Vedendolo arrivare, quasi per scherzo, gli mostra una delle carte e gli dice che stanno giocando a un gioco che lui di certo non conosce.

Ed è qui che succede qualcosa.

La rivelazione di Court de Gébelin: i tarocchi come linguaggio simbolico

Quel gesto, apparentemente innocuo, ha un effetto potente su Court de Gébelin. Ne rimane colpito al punto da riportare l’episodio nel volume VIII della sua colossale opera “Il mondo primitivo analizzato e comparato con il mondo moderno”.

Lo descrive come una sorta di folgorazione.

Secondo lui, i tarocchi non erano affatto un semplice passatempo, ma piuttosto il residuo codificato di un’antica sapienza perduta. Qualcosa che si rifaceva a simboli arcaici, riconducibili a un sapere occulto di origine egiziana, trasmesso sotto forma di gioco.

Non dimentichiamo che Court de Gébelin era massone, profondamente affascinato dall’esoterismo e dalla simbologia numerica, e che la sua lettura (interpretazione) era fortemente influenzata dalla cabala cristiana rinascimentale, dal neoplatonismo e, ovviamente, da una certa egittomania molto in voga all’epoca.

La sua teoria affascina tutti: quel giorno, gli ospiti del salotto abbandonano la partita per ascoltarlo mentre spiega le sue intuizioni.

Secondo lui, gli Arcani Maggiori sono una forma di libro segreto. Un’opera di sapienza nascosta dietro immagini simboliche.

Dalla massoneria agli antichi egizi: nasce la cartomanzia moderna

L’interpretazione che Court de Gébelin propone diventa presto il punto di partenza di una nuova visione dei tarocchi, che si intreccia con astrologia, massoneria, simbologia e naturalmente divinazione.

Nel secolo successivo, queste idee troveranno una straordinaria espansione.

È il momento in cui il gioco di carte diventa uno strumento esoterico.

Etteilla: il primo vero cartomante

Pochi anni dopo, fa la sua comparsa un personaggio singolare: Jean-Baptiste Alliette, nato nel 1738, che sceglie lo pseudonimo “Etteilla” (il suo cognome scritto al contrario).

Etteilla è considerato da molti il primo a sviluppare un vero metodo di divinazione con le carte. Ispirato proprio dalla lettura di Court de Gébelin, nel 1785 pubblica un’opera in cui adatta i tarocchi a una nuova disciplina che lui stesso battezza cartomanzia egiziana. (cartonomanzia che poi divenne cartomanzia)

Etteilla e il suo mazzo di tarocchi divinatori

Sebbene in passato si sia pensato fosse un parrucchiere, oggi si sa che Etteilla era più probabilmente un mercante di stampe e forse un insegnante di matematica.

Nel 1789 i suoi seguaci danno vita al primo mazzo di tarocchi pensato esclusivamente per la divinazione.

È grazie a lui che il termine “cartomanzia” inizia a diffondersi in modo sistematico.

Ancora oggi, molti dei suoi oracoli vengono utilizzati nei consulti.

Sebbene probabilmente non fosse un membro ufficiale della massoneria, l’influenza di quel pensiero è evidente nella struttura e nella simbologia che utilizza.

Marie-Anne Lenormand: la Sibilla dell’impero

Una figura fondamentale nell’espansione della cartomanzia è senza dubbio Marie-Anne Lenormand, nata nel 1772.

Rimasta orfana da giovane, viene allevata dalle Benedettine e mostra presto una naturale inclinazione per la divinazione.

Adotta per sé il nome di “Sybille” e inizia a scrivere libri e trattati sulla lettura delle carte e altre pratiche esoteriche.

A differenza di Etteilla, non ha lasciato metodi codificati. Tuttavia, diventa famosissima nell’alta società francese, tanto da essere legata (pare in modo molto stretto) all’imperatrice Giuseppina Bonaparte.

Non si limitava ai tarocchi: praticava la lettura dei fondi di caffè, della cenere, e altre forme di divinazione popolare.

Non mostrava particolare interesse per le interpretazioni egizie dei tarocchi: preferiva strumenti più quotidiani, con un approccio più diretto.

I mazzi Lenormand: creati dopo la sua morte

Anche se oggi esistono decine di mazzi “Lenormand”, va detto chiaramente che lei non li ha mai creati.

Sono stati realizzati dopo la sua morte, sfruttando la fama che aveva ottenuto come veggente.

Cartomanzia e solitari: due pratiche sorelle

Molti storici fanno risalire la nascita della cartomanzia moderna al periodo tra il 1760 e il 1770.

Un’epoca in cui anche il gioco del solitario inizia a diffondersi.

Thierry Depaulis, studioso dei tarocchi, cita un memoriale sui giochi del 1779 in cui si accenna a una pratica chiamata “oracolo del cartiere”, che sembra unire elementi di gioco e predizione.

Questo ci fa capire quanto stretta fosse – fin dall’inizio – la connessione tra gioco e lettura simbolica.

La lettura delle carte come interpretazione della realtà

La cartomanzia, in fondo, è un linguaggio simbolico.

Chi legge le carte traduce simboli in significati.

Non solo: spesso interpreta anche il consultante stesso, come se fosse parte integrante del “testo” da decifrare.

Non a caso, i critici parlano di “lettura a freddo” – una tecnica psicologica usata da mentalisti e sensitivi per dare l’impressione di conoscere dettagli intimi della persona di fronte.

Emozione, eccesso, paura: il melodramma della cartomanzia popolare

Nel corso dell’Ottocento, la cartomanzia diventa un fenomeno popolare.

Si mescola a tratti teatrali, a narrazioni drammatiche ed emozioni forti. L’alternanza tra speranza e disperazione, tra bene e male, conquista il pubblico.

È un linguaggio che assomiglia al melodramma o al romanzo d’appendice: quelle storie a puntate pubblicate sui giornali dell’epoca che tenevano milioni di lettori con il fiato sospeso.

Questo clima emotivo estremo, fatto di predizioni inquietanti e promesse eclatanti, alimenta una relazione molto intensa tra veggente e consultante.

Una relazione che, in certi casi, può diventare tossica.

Un servizio legato all’interpretazione, non alla predizione

Nel mio studio, ho sempre sostenuto che la lettura delle carte sia uno strumento di introspezione, non un mezzo per leggere un futuro scritto nella pietra.

È per questo che nel mio servizio di consulenza tarologica (puoi scoprire tutti i dettagli nella pagina dedicata alla consulenza tarologica personalizzata) non parlo di “destino”, ma di possibilità.

Una carta è solo un invito a riflettere.

Quello che nasce come gioco da tavolo, in pochi decenni si è trasformato in strumento di introspezione e divinazione.

Questo passaggio non è stato casuale.

È il frutto di correnti filosofiche, influenze esoteriche, e intuizioni personali che hanno trovato terreno fertile in una società affascinata dal mistero.

Ancora oggi, l’eredità di figure come Court de Gébelin, Etteilla e Lenormand è predominante nel mondo delle carte.